domenica 6 aprile 2014

Da Cianci Piola Caffe
Largo 4 Marzo 9/b, 10122
Tel. 388 8767003

 

VOTO FINALE: 7+

 


ATMOSFERA [VOTO: 8]

Atmosfera rilassata, pop, spartana, in uno degli angoli più suggestivi di Torino, a due passi dal Duomo. Sempre affollata e rumorosa, Cianci attira il turista in infradito e il fighetto con le Hogan, la comitiva di universitari dal rutto libero e la coppietta. Chi cerca intimità e servizio impeccabile si diriga altrove. Il locale è un buco con arredi rustici e una Mole Antonelliana capovolta appesa al soffitto. D’inverno i tavolini debordano su una veranda riscaldata con stufe a fungo, mentre d’estate si allargano fino ad occupare una larga fetta della piazza. Si consiglia la prenotazione, sempre che qualcuno risponda al telefono. Altrimenti, prepararsi a una lunga anticamera.

CUCINA [VOTO: 7]

Nonostante i ritmi forsennati, la cucina riesce a sfornare a getto continuo piatti invitanti, senza orpelli ma realizzati con ingredienti di qualità. Il menu di impronta piemontese è limitato a pochi piatti. Gli antipasti sono un must: tomini, acciughe al verde, vitello tonnato, flan di verdure, carne cruda, gâteau di patate, giardiniera di verdure e altre prelibatezze locali. Per il primo, la scelta è in genere tra i tajarin e le chicche, da condire con i sughi del giorno (salsiccia zucca e radicchio, ciapinabò porri e gorgonzola, ragù di agnello…). Nelle serate più fredde non manca la pasta e fagioli. Chi preferisce il secondo trova proposte veraci come il coniglio o l’agnello con le patate, la trippa con i ceci, lo stracotto con purea. Per finire in dolcezza, si consigliano la sostanziosa coppa con ricotta mantecata, nocciola, uvetta e cioccolato o la fresca coppa Cianci a base di panna, cioccolato e biscotto, con le fragole d’estate e con il torroncino d’inverno. Non male anche i classici (tiramisù, bonet, panna cotta, bavarese).

STAFF [VOTO: 5]

Servizio sciatto e distratto, affidato a personale giovane non sempre all’altezza di gestire l’allegro caos che regna nel locale. I clienti vengono talvolta trattati in maniera sbrigativa o addirittura rimbalzati senza tante scuse. Da Cianci sanno di poterselo permettere: per ogni cliente perso, ce ne sono altri dieci in coda. È la loro fortuna, ma anche il loro limite.

PREZZI [VOTO: 9]

Il posto ideale per soddisfare il palato con un budget ridotto. Con un antipasto misto, un piatto principale, un dolce, acqua e vino sfuso, si resta sotto i 20 euro a testa. Nel centro storico, un rapporto qualità-prezzo tra i migliori.

PIATTO FORTE

Il mix di antipasti è una girandola di sapori locali da non perdere.

PIATTO DEBOLE

Chi ama il tiramisù con il biscotto ben imbevuto di caffè, qui rimarrà deluso.

TOILETTE [VOTO: 6]

Disordinata ma dignitosa.

CONSIGLIO NON RICHIESTO

Una maggiore cura del cliente, a cominciare dal momento della prenotazione.

lunedì 31 marzo 2014

Trattoria d'Agata
Corso XI Febbraio 6/B
Tel. 011 5214745 – 328 2616354
Orario: dalle 20 alle 23. La domenica aperti anche a pranzo dalle 12 alle 15
Chiuso il lunedì

 

VOTO FINALE: 6/7

 

ATMOSFERA [VOTO: 7]

Piacevole oasi di pace a due passi da Porta Palazzo. Le due sale con le volte in mattoni a vista sono curate e accoglienti, con luci basse e pochi tavoli sistemati a distanza tale da garantire intimità. Nonostante le tovaglie di carta e i bicchieri Ikea, l’atmosfera è formale, più da ristorante che da trattoria.

CUCINA [VOTO: 7]

Una cucina onesta e sincera. Carta esclusivamente a base di pesce e limitata a pochi piatti, di ispirazione sicula con incursioni in altre regioni di mare. Tra gli antipasti si distinguono gli ottimi bocconcini di baccalà impanati e le deliziose polpette di palamita. In alternativa, insalata polpo, finocchi e pistacchi, cozze ripiene, cannolicchi al gratin, carpaccio di spada, couscous gamberi e melanzane. I primi possono spaziare dai ghiotti paccheri con spada agli spaghetti con gamberi e bottarga. Tra i secondi, la ‘mpanata di calamari e gamberi, l’involtino di branzino alla siciliana, o l’imperdibile tagliata di tonno alla piastra con confettura di cipolle rosse. I dolci della casa sono tutti meritevoli. Su tutti, la tarte tatin estiva (con le pesche), il croccante con zabajone e il tris di cannolini siciliani.

STAFF [VOTO: 7]

Personale molto cortese e discreto, sempre disponibile a raccontare i piatti e consigliare i vini, prodigo nel rifornire continuamente acqua e pane. Talvolta il meccanismo del servizio si inceppa e i tempi di attesa si allungano.

PREZZI [VOTO: 6]

Per un cena a base di pesce, i prezzi sono tutto sommato ragionevoli (siamo sui 30-35 euro a testa, se non si eccede col vino). Antipasti tra i 9 e i 13 euro, primi a 11 euro, secondi a 16, dolci a 6 euro. In alternativa, il menu degustazione da 45 euro (tre antipasti, primo, secondo, dolce, zibibbo, caffè). Acqua, pane e bruschettine a volontà, offerti dalla casa.

PIATTO FORTE

Le polpette di palamita o di tonno sono un piacere che non vorresti finisse mai, sia nella versione in umido che nella versione in carpione, servita a temperatura ambiente.

PIATTO DEBOLE

Attenzione alla cottura della pasta! Le pappardelle, proposte alla calabrese con polpo e olive nere, sono gustose ma andrebbero tenute molto più al dente.

TOILETTE [VOTO: 8]

In ordine, pulita.

CONSIGLIO NON RICHIESTO

Brrrrr! Un paio di stufe in più, d’inverno.

mercoledì 26 marzo 2014

Osteria Bistrot del Castello
Via G. Grandi, 30 – Rivoli (To)
Tel: 011-9587648 - 338.9684742 - 334.5865886
Da giugno a settembre chiuso la domenica; da ottobre a maggio aperto anche domenica a pranzo


 

VOTO FINALE: 6+

 


ATMOSFERA [VOTO: 7]

In un vicolo ai piedi del Castello di Rivoli, un bistrot tranquillo, grazioso, elegante, con arredi classici e qualche guizzo di originalità, come il pianoforte bianco incastonato nel soffitto. L’età media è da circolo di bocce, ma può essere un’ideale rifugio anche per giovani coppie in cerca di intimità. Unica nota stonata, il profumo che permea il locale, non proveniente dalla cucina, come ci si aspetterebbe, ma da un erogatore di essenze: totalmente fuori luogo.

CUCINA [VOTO: 6]

La cucina del Bistrot non decolla mai. Le portate, presentate con cura, promettono molto bene, ma non lasciano traccia in fatto di sapori e sensazioni. Il menu spazia dalla terra al mare, con abbinamenti anche originali sulla carta (la carbonara con gli asparagi, la battuta di fassone con le puntarelle di catalogna…). Tra gli antipasti, una ricca insalata di gamberi e carciofi freschi con scaglie di parmigiano condita con limone e un flan di ricotta e radicchio, entrambi gradevoli ma non al punto da strappare l’applauso. Il risotto al lampone e passito di Pantelleria è molto invitante, ma il riso è quasi scotto e privo di un elemento di acidità: il risultato finale ricorda uno yogurt alla frutta. I tonnarelli alle vongole sono impreziositi da un delicato pesto alle cime di rapa, ma anche qui manca qualcosa che solletichi le papille. Con il dolce si recupera: la tarte tatin alle pere è succulenta, in versione con pasta sfoglia anziché brisé. Deludente il dolcetto delle Langhe che accompagna il pasto. Piacevole l’idea del pane carasau all’olio e pepe offerto a inizio pasto. Il pane, presentato in varie forme e contenuti (anche al cioccolato), è fatto in casa.

STAFF [VOTO: 7]

Il titolare, solo a gestire la sala, è serio e professionale. I tempi si allungano un po’, ma la cortesia compensa.

PREZZI [VOTO: 5]

35 euro a testa per un antipasto, un primo, un dolce e mezza bottiglia di vino risultano eccessivi a fronte di una cucina che non convince.

PIATTO FORTE

La tarte tatin in versione pasta sfoglia, servita con panna montata, invita al bis.

PIATTO DEBOLE

Ampi margini di miglioramento sul risotto.

TOILETTE [VOTO: 8]

Raffinata, pulita, con il tocco di classe degli asciugamani in spugna monouso.

CONSIGLIO NON RICHIESTO

La definizione “osteria” è fuorviante per il cliente, che si aspetta una cucina verace e low-cost. Perché avere paura della parola “ristorante”?

mercoledì 19 marzo 2014


Osteria La Cena coi Fiocchi

Via Spano, 16

Tel. 011 3187993

Chiuso la domenica


VOTO FINALE: 7/8




ATMOSFERA [VOTO: 8]

Il gioiellino che non ti aspetti in una zona periferica della città (Stadio Olimpico). Un’unica sala calda e accogliente, molto curata, dominata dai colori giallo e azzurro, dove niente è lasciato al caso. Sui tavoli allestiti con gusto, belle stoviglie, piantine di spezie e cestini di pane nero e bianco fatto in casa.

CUCINA [VOTO: 7]  

Cucina di sostanza, semplice ma non banale, preparata e presentata con sapienza e servita in porzioni molto generose. Un matrimonio ben riuscito tra Piemonte e Sicilia. Ecco, allora, il vitello tonnato accanto alla spadellata di calamari e mazzancolle, il carpione alla piemontese accanto alle delicate sarde a beccafico (accompagnate da una lussuriosa caponata di melanzane), il flan di porri con fonduta accanto al pesce sciabola al forno. La specialità della casa è la pasta con le sarde, imperdibile, ma il ricco menu propone anche spaghetti alle vongole, strozzapreti astice e aragosta, un buon risotto alla pescatora, gnocchi al ragù di salmone, i classici agnolotti al sugo d’arrosto. Tanto pesce anche tra i secondi: su tutti, uno scenografico fritto misto di baccalà, calamari, gamberi e carciofi. I carnivori trovano le costolette di agnello alla milanese o la tagliata di manzo accanto a proposte più insolite come il camoscio con polenta, le lumache alla parigina con cosce di rana fritte, la trippa alla fiorentina. Contorno ideale, l’insalata di finocchi, arance e cipolla rossa. Anche i dessert sono coi fiocchi: il top è la cassata siciliana, accanto a classici come il bonet e la torta alle mele e ad esperimenti come il tiramisù al mandarino. Su tutti domina lo zabajone caldo preparato al momento, direttamente a tavola, con frusta e paiolo di rame: superlativo! Da tenere d’occhio le serate a tema, come quelle sul salmone selvaggio del Canada o sul bollito misto. Ottimo vino della casa. Menu specifici per vegetariani e intolleranti al glutine.

STAFF [VOTO: 9]

Parole d’ordine: rigore e cortesia. Siamo lontani anni luce dai ristoratori improvvisati delle zone trendy. Questa è gente che conosce il proprio mestiere e lo fa con passione. Agli occhi attenti della titolare non sfugge nulla. La cura del cliente è maniacale e i giovani camerieri sono controllati a vista e ripresi immediatamente in caso di trascurabili défaillance. Tante, piccole inattese coccole: la focaccia fatta in casa e un assaggio di salame offerti prima dell’antipasto, l’invito ad una seconda porzione di zabajone, lo zibibbo a fine pasto e, al commiato, l’omaggio di una piccola pianta agli uomini e di fiori alle donne. Dove si è visto mai?

PREZZI [VOTO: 7]

I prezzi leggermente più alti della media sono a
mpiamente compensati dalla qualità dei piatti e dalle porzioni decisamente abbondanti.

PIATTO FORTE

La cassata siciliana con ricotta di pecora, in versione senza pasta di mandorla e quindi meno stucchevole: da leccarsi i baffi.

PIATTO DEBOLE

Il vitello tonnato segue alla lettera la ricetta classica, ma il risultato è da pranzo di nozze.

TOILETTE [VOTO: 9]

Profumata, pulita e curata. Collutorio e spazzolini monouso a disposizione dei clienti.

CONSIGLIO NON RICHIESTO
Se tenessero aperto la domenica sera, rasenterebbero la perfezione.
 

venerdì 7 marzo 2014

Rosso Piccante

Via Galliari 24/b
Tel. 011 6599323
Aperto tutti i giorni dalle 7.30 alle 24


 

VOTO FINALE: 6 ½

 

ATMOSFERA [VOTO: 7]

A metà tra l’osteria e la bottega di prodotti tipici del Sud, Rosso Piccante è un locale minuscolo, accogliente, informale, che si contende i clienti con i vicinissimi Parin e Coco’s (solo due metri più in là). Pochi tavoli, arredo rustico, scaffali stracolmi di ogni meraviglia della cucina sicula, lucana, pugliese, campana, ma soprattutto calabrese. Musica nazionalpopolare in sottofondo e possibili esibizioni di pizzica e karaoke da parte di comitive alticce. Astenersi coppie in cerca di privacy.

CUCINA [VOTO: 6]

Cucina casereccia dai risultati altalenanti. Gli antipasti sono buoni e abbondanti, anche se non richiedono grandi capacità culinarie: salumi sublimi (su tutti, la soppressata), verdure sott’olio, olive piccanti, bruschette, formaggi stagionati e freschi (ottima la stracciatella). Alcuni primi sono soddisfacenti (i paccheri alla salsiccia), altri decisamente trascurabili (linguine alle sarde, vedi alla voce Piatto Debole). Tra i secondi eccellono le costatine di agnello. Con i dolci va molto meglio: ottimi il gelato di Pizzo Calabro e gli iperglicemici torroncini serviti con crema di pistacchi.

STAFF [VOTO: 6]

Il locale è gestito da un’affabile famiglia che si dà un gran da fare, anche se con modi poco ortodossi. Un briciolo di professionalità in più non guasterebbe.

PREZZI [VOTO: 7]

Restando sotto i 20 euro si portano in pancia un misto di antipasti, un piatto principale (primo o secondo), un dolce, acqua e vino.

PIATTO FORTE

L’antipasto misto di prelibatezze meridionali soddisfa occhi e palato.

PIATTO DEBOLE

Linguine alle sarde insipide, slegate e servite ormai fredde. Ma, soprattutto, dov’erano le sarde?

TOILETTE [VOTO: 6]

Dignitosa.

CONSIGLIO NON RICHIESTO

La pasta di Gragnano in un locale di impronta dichiaratamente calabrese? Provare i Fileja? O la pasta Gattuso? O il marchio Spighe Dorate

giovedì 27 febbraio 2014

Osteria In Vino Veritas

Via Giulia Di Barolo, 50, 10124 Torino, Italia
Tel. 3470109214
Chiuso la domenica

 


VOTO FINALE: 6+

 

ATMOSFERA [VOTO: 7]

Luci da acchiappo, colori caldi, candele, locandine di vecchi film, gigantografie di calciatori, bottiglie di vino ovunque, alle pareti, sulla testa, nelle nicchie. Il locale è piccolo e molto frequentato (meglio prenotare). D’estate è piacevole cenare nel dehors, sul quel tratto di via Giulia chiuso al traffico, sempre pullulante di universitari tiratardi e musicisti improvvisati.

CUCINA [VOTO: 7]

Cucina mediterranea ruspante per gente di buon appetito e dallo stomaco forte. Gli antipasti sono quelli tipici da vineria (bruschette, salumi e formaggi, burrata, torte salate) con qualche timida variazione come l’insalata di carciofi o la carne cruda (ben condita). Fra i primi, da non perdere la loro specialità, le orecchiette di pasta fresca, preparate quotidianamente, da condire con sugo di polpette, ‘nduja, aglio/olio/acciughe/pangrattato (indigesta ma ghiotta!), pomodoro/basilico/ricotta salata, o con verdure di stagione. In alternativa, lasagnette al ragù d’agnello e carciofi, pappardelle al ragù di cinghiale, agnolotti di castrato o di zucca, zuppa dell’oste. I secondi variano dal brasato al barolo allo stinco con patate, dal bocconcino di cinghiale alle polpette al sugo. Chi non è cresciuto guardando Furia può farsi tentare dalla salsiccia di cavallo al forno. La carta dei dolci include i classici tiramisù, bonet, tarte tatin, e qualche diversivo come la meravigliosa e abbondante crema di zabajone e mascarpone (servita nel barattolo della conserva), il barolo chinato con cioccolato, il vin santo con dolcini. Caffè servito nella moka, per sentirsi a casa.

STAFF [VOTO: 5]

Il personale funziona solo d’inverno e se il locale è semivuoto. D’estate, quando anche il dehors si popola di avventori affamati, l’esperienza può rivelarsi snervante. I tempi di attesa si dilatano a dismisura, il servizio diventa quasi inesistente. Succede di aspettare il dolce per un’ora e mezza (orologio alla mano) o, in una torrida serata con 35 gradi, di ricevere l’agognata bottiglia d’acqua a metà cena. Di recente si è registrato qualche miglioramento, ma la strada è ancora lunga.

PREZZI [VOTO: 6]

Le osterie low cost sono un’altra cosa. Tuttavia, scegliendo con oculatezza, si riesce a stare sotto i 25 euro. Gli antipasti sfiorano anche gli 8 euro, i taglieri sono a quota 12 euro, i primi attorno ai 9-10 euro, i secondi fra i 7 e i 14. Dolci a 5 euro. Non hanno il bancomat (ancora?).

PIATTO FORTE

Il vero piatto forte erano le patate fritte tagliate a rondelle giganti, aromatizzate alle spezie, temporaneamente cancellate dal menu (perché???). In loro assenza, lo scettro va alle orecchiette aglio, olio, acciughe e pangrattato.

PIATTO DEBOLE

Gli agnolotti intristiscono, non per la qualità, ma per la quantità: cinque in tutto.

TOILETTE [VOTO: 5]

Nel cortile. Da minimo sindacale.

CONSIGLIO NON RICHIESTO

Oltre alle migliorie nel servizio, non guasterebbe un ripassino al vocabolario culinario. Sul menu si leggono perle come “ragout”, “tartetin”, “bounet”.

martedì 18 febbraio 2014


Piola da Celso

Via Verzuolo, 40
Tel. 011/4331202
Aperto a pranzo e giovedì, venerdì e sabato sera. Chiuso domenica


VOTO FINALE: 7+

 
 
ATMOSFERA [VOTO: 7]

Una piola autentica, schietta, gioiosa. A due passi dal mercato di corso Racconigi, entri da Celso accolto dal sorriso delle sorelle Elisabetta e Marina e ti senti subito a casa. Un’unica, accogliente sala dominata da un bel bancone traboccante di torte, fiori, souvenir. D’estate, un cortile trasformato in un delizioso dehors che neanche ti par d’essere a Torino. Il posto ideale per chi ha bisogno di essere coccolato nello spirito e nello stomaco. O per chiacchierare, bere, ridere, far baldoria con gli amici.

CUCINA [VOTO: 7]

Cucina casalinga, piatti semplici della tradizione piemontese, di buona qualità. Non a caso una famosa guida ha assegnato a Celso il meritato titolo di miglior piola del 2013. Il menu non esiste. Ti siedi, ordini una caraffa di vino della casa e aspetti che l’allegra famiglia ti rimpinzi di prelibatezze. Si comincia con una sventagliata di antipasti: la proverbiale insalata russa di Elisabetta, le melanzane grigliate con pomodori, olio e basilico, una magnifica carne all'albese, tomini e acciughe con doppia salsa (verde e rossa), i peperoni con salsa tonno e maionese o bagna caoda, il vitello tonnato, la giardiniera. I primi sono serviti in enormi tegami lasciati al centro del tavolo. Un trionfo di agnolotti (indimenticabili con il ragù di carote), gnocchi, tajarin (da bis quelli alle ortiche con sugo al pomodoro e rosmarino). Anche i secondi, tosti e abbondanti, variano continuamente: dagli involtini di pollo ripieni di spinaci e formaggio al vitello in salsa, dal bollito al brasato. In finale, se nel frattempo non sei esploso, i dolci di Elisabetta, adeguati alla stagione: sotto Carnevale trovi le bugie, d’estate le favolose pesche ripiene agli amaretti o il creme caramel, nei mesi freddi la torta di mele, la crostata con la marmellata fatta in casa o il classico bonet.

STAFF [VOTO: 7]

Nella gestione della piola è coinvolta tutta la famiglia. Poche formalità, servizio brioso e veloce. La vulcanica Elisabetta dirige il traffico con piglio e simpatia. La sorella Marina ha sempre un sorriso dolce per tutti. Celso, lo spassoso padrone di casa, s'aggira per la sala a raccontare aneddoti e a "tacchinare" le clienti carine. Le madamine allergiche ai doppi sensi e al linguaggio colorito vadano al Cambio, grazie.

PREZZI [VOTO: 8]

Una cena che lascia satolli e soddisfatti non supera mai i 25 euro. A pranzo si spende ancora meno.

PIATTO FORTE

L’insalata russa di Elisabetta. Mangeresti solo quella, a quintali.

PIATTO DEBOLE

Qualche margine di miglioramento sul bonet, talvolta più simile a un budino in busta.

TOILETTE [VOTO: 7]

D’inverno i freddolosi storceranno il naso perché è nel cortile, ma è sempre pulita e ordinata.

CONSIGLIO NON RICHIESTO

Non ascoltare i detrattori, che li vorrebbero più raffinati nella cucina e nei modi. I posti ruspanti come Celso andrebbero protetti come le specie in via d’estinzione.